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Nelle scorse settimane mi sono interrogato sul prossimo referendum elettorale, per capire quale fosse la posiziona conveniente da assumere per un elettore che, come me (e, credo, come la grande maggioranza degli italiani) volesse votare in modo da ottenere euna legge elettorale migliore di quella attuale (non a caso, battezzata "Porcellum" dalle parole del suo stesso ideatore. Ebbene, purtroppo sono giunto alla conclusione che, per quanto riguarda i due referendum relativi alla modalità di elezione di Camera e Senato, NESSUNA delle possibili alternative ottiene risultati positivi. Infatti:

Una colossale astronave romulana, uscita dal nulla, attacca una nave terrestre distruggendola, per poi scomparire. Venticinque anni dopo la nave riappare attaccando il pianeta Vulcano. Ad affrontarla arriva l'Enterprise, con a bordo anche uno scapestrato cadetto, James Kirk, figlio del comandante della nave distrutta...
Fino a poco tempo fa, pareva certo che di Star Trek non si sarebbe più sentito parlare. Dopo quarantacinque anni, cinque serie televisive e dieci film, di qualità declinante fino all'imbarazzo, si poteva tranquillamente pensare il potenziale dell'universo trekkie fosse definitivamente esaurito. Invece J. J. Abrams (la mente dietro alla serie televisiva Lost, se qualcuno non lo conoscesse) ha compiuto un piccolo miracolo, grazie a un'idea forse persino scontata, ma riuscitissima: un paradosso temporale. Nel corso del film veniamo infatti a scoprire che, a causa di un viaggio nel tempo, la storia è stata cambiata. Possiamo quindi goderci il meglio di entrambi i mondi: da un lato i personaggi sono gli stessi che amiamo da oltre quarant'anni, con i loro tic, i loro modi di dire e di fare, e anche numerosi elementi della loro storia. Dall'altro però le loro vite sono state differenti da quelle che conosciamo, e quindi possono essere diversi quel tanto che basta da poterli aggiornare senza ledere la continuità storica e logica della serie. Così vediamo i membri dell'equipaggio dell'Enterprise amare e fare sesso, in modi che prima avevamo potuto solo intuire. Vediamo i loro caratteri estremizzati, e li vediamo immersi in un atmosfera fa film d'azione del XXI secolo che con il vecchio Star Trek ha poco a che vedere. Il risultato è essenzialmente un film divertente, che manda in brodo di giuggiole il trekkie veterano che ritrova i suoi beniamini aggiornati al Duemila, ma che risulta digeribile anche a chi della saga conosce ben poco. Il che non signficica che il film sia privo di difetti. In particolare il cattivo di turno è del tutto monodimensionale, e le sue semplicistiche motivazioni mal si accordano con le sue azioni arzigogolate e sproporzionate. Ma, in fin dei conti, anche molti episodi passati della saga avevano difetti del genere, e non ci avevano impedito di goderceli. Rispetto al film d'azione medio, questo Star Trek risulta molto curato, con un buon equilibrio tra scene d'azione e cura dei personaggi, e soprattutto con alcuni tocchi umoristici che gli impediscono di risultare troppo pesante. Giudizio positivo, quindi, e speriamo che negli inevitabili seguiti la qualità venga mantenuta. Certo, se poi ogni tanto uscisse un film di fantascienza veramente innovativo, invece che basato su una serie del secolo scorso...

Non capita tutti i giorni di poter presenziare alla prima mondiale di qualcosa. Perciò, avutane l'occasione, anche se opera e musical non sono proprio il mio genere, sono andato a vedere Il principe della gioventù, opera-musical di Riz Ortolani. Ero molto ben disposto, anche perché Ortolani è autore di colonne sonore di sceneggiati RAI che hanno segnato la mia infanzia, come per esempio Ritratto di Donna Velata. Tuttavia vi anticipo subito che le mie aspettative sono andate totalmente deluse.
Il tema ispiratore dello spettacolo è la Congiura dei Pazzi. Si tratta di un episodio storico talmente carico di eventi drammatici e di situazioni romanzesche che sembra proprio ideale per tirarne fuori un gran bel melodramma. Purtroppo il libretto (scritto dallo stesso Ortolani insieme a Ugo Chiti) si occupa di tutt'altro. Alle motivazioni politiche della congiura, infatti, sono dedicate giusto un paio di scene, che servono essenzialmente a mettere in chiaro che i Medici sono i Buoni, saggi e preoccupati del bene della città, mentre i Pazzi sono i Cattivi, rosi dall'invidia e dediti solo al proprio interesse. Praticamente tutto il resto dell'opera, ahimè, è dedicato all'amore segreto tra Giuliano de'Medici e Fioretta. E fosse almeno una storia d'amore interessante! Ma no, i più vieti stereotipi, e testi che fanno sembrare sofisticata persino una canzone dei Ricchi e Poveri ("Adesso tu , soltanto tu, puoi farmi volare, attraversare il mare. Come mai ora hai cambiato la mia vita? Amore grande, amore forte, immenso, assurdo amore. Questo siamo noi. Io e te. Come mai hai scelto me?")! Quando poi si esce dalla storia d'amore, il tutto ha pochissima coesione, e i vari episodi sembrano buttati lì a caso senza creare tensione o fare progredire una trama. Gli unici movimenti un po' vivaci sono quelli in cui Franceschino de'Pazzi proclama il suo odio per i Medici: qui sì si percepisce un po' di pathos (e, guarda caso, sono i momenti migliori anche musicalmente). Però non basta a salvare dalla noia.
Con un libretto così privo di contenuti, è difficile giudicare le musiche. Si rticonosce la grande professionalità di Ortolani ma, a parte il summenzionato tema di Franceschino, gli altri temi non colpiscono particolarmente, anche perché arrangiati in modo privo di rischi. (Non giova il fatto che gli strumenti siano registrati, e non suonati dal vivo). Scenografie e costumi sono gradevoli e funzionali, ma anch'essi non particolarmente originali. La regia, poi, appare statica, e le rare scene d'azione mi sono sembrate confusionarie e poco efficaci.
Insomma, mi aspettavo uno spettacolo grandioso, ma in realtà Il principe della gioventù è soprattutto un contenitore per canzoni romantiche che, a parte le bellissime voci degli interpreti, sfigurerebbero anche a Sanremo. Ciò che mi intristisce di più è che, a leggere le recensioni osannanti apaprse in giro, questo sarebbe uno spettacolo ricchissimo di contenuti. Forse oggigiorno basta chiamare due personaggi Pico della Mirandola e Luigi Pulci per poter dire di aver evocato in scena il Rinascimento italiano, anche se i due si limitano a pronunciare qualche battuta insulsa. A mio avviso, però, questa è un'occasione perduta.
Oggi mi è capitata una cosa piuttosto buffa. Su un blog di cucina che frequento ogni tanto sono apparse anche alcune recensioni di classici della letteratura. Mentre le ricette di solito sono piuttosto ben scritte, le recensioni erano francamente terribili, e non ho saputo trattenermi dal farlo notare in un commento. Ne ho ottenuto una reazione piccatissima dell'autrice, che, più che entrare nel merito delle critiche, mi contestava il fatto di avere osato lasciare un commento sgradevole sul suo blog. Quando poi ho provato a spiegarle pacatamente che aprire un blog significa rendere i propri testi pubblici e aperti ai commenti, e quindi anche ai commenti negativi, c'è stata una generale alzata di scudi da parte dei frequentatori del blog, i quali sostenevano che, con il mio intervento, avrei violato la loro privacy (scambiando una finestra aperta per un invito ad entrare, si è poeticamente espresso uno di loro). Infine l'autrice ha provveduto a cancellare ogni traccia del mio passaggio, eliminando i miei commenti e anche tutte le risposte.
Non si dovrebbe generalizzare su un singolo caso, tuttavia l'evento mi è parso decisamente emblematico. Abbiamo una venticinquenne piuttosto acculturata, eppure del tutto incapace di affrontare un contraddittorio, che di fronte a una critica riesce a dire solo "de gustibus non est disputandum", come se questo chiudesse ogni discussione. E abbiamo un blog che, pur essendo leggibile e commentabile da uttto il mondo, è frequentato da persone che se la cantano e se la suonano tra loro, e trovano una manifestazione di dissenso tanto intollerabile da sentire il bisogno di farne sparire ogni traccia. E sto parlando di un blog di cucina, mica di un covo di fanatici politici.
Mi pare tipico di quel fenomeno che si chiama "la scomparsa dei fatti". Internet è stata una manna per una minoranza di persone che sanno come sfruttarla. Ma, per quella che credo stia diventando una maggioranza sempre più grande, Internet è semplciemente un calderone indifferenziato da cui si possono estrarre le conferme ai propri limiti e ai propri pregiudizi, ignorando tutto il resto, fatti compresi. Non c'è da meravigliarsi, quindi, per l'enorme successo di Facebook, una Internet addomesticata che permette di frequentare solo il proprio cerchio di conoscenze immediate, tagliando fuori il resto del mondo. Non c'è mai il rischio che qualcuno possa prenderti di sorpresa con un'opinione non prevista.
Leggendo il primo numero di Wired non ho potuto non infastidrmi vedendo che, accanto a un personaggio del calibro di Massimo Banzi, veniva intervistato nientemeno che don Luigi Maria Verzè. Personaggio che, dite quello che volete, ma proprio non riesco a vedere come simbolo di un'Italia moderna e proiettata verso il futuro, nonostante le sue tecnologie all'avanguardia. Va bene, mi sono detto, di medicina non me ne intendo, forse di Verzé bisognava parlare. Oggi però trovo in edicola il secondo numero di Wired, e vedo che non solo nel servizio sull'impatto ambientale è stato dato il maggior risalto, in senso positivo, alla Citta del Vaticano, ma addirittura le è stata dedicata la copertina, con tanto di stemma papale. Ora io mi chiedo due cose. Punto primo: è giusto dare la medaglia antiinquinamento al Vaticano senza fare un accenno, neanche minimo, alla questione delle emissioni di Radio Vaticana? Ma soprattutto: che messaggio vuole trasmetterci Wired? Che l'unica innovazione in Italia la fanno i preti? O è sbagliata l'impostazione di Wired, o è sbagliata l'Italia. Probabilmente tutte e due, temo...
Qualche tempo fa mi ero lamentato del fatto che spesso in Italia si diffondano pronunce del tutto erronee di parole inglesi. Un altro caso simile è quello della parola geek (che, per chi non lo sapesse, indica persona bizzarra la cui passione per argomenti astrusi rasenta l'ossessione). Non so perché, qui da noi tantissimi la pronunciano ghik. Ma non ha senso, perché la "gee" è morbida in tutte le altre parole inglesi che mi vengano in mente. E, in ogni, caso basta andare a guardare un dizionario per trovare che la pronuncia corretta è gik. Caso chiuso, quindi, a meno che qualcuno non mi dia la prova che anche negli USA si pronuncia diversamente da quanto sostengono i dizionari...
AGGIORNAMENTO
Che figura di merda! Pare proprio che la mia scarsa dimestichezza con l'alfabeto fonetico mi abbia indotto a prendere fischi per fiaschi. Su Wiktionary la pronuncia è ghik.
Ho anche trovato un file audio con la pronuncia corretta, ma devo dire che la "g" viene pronunciata talmente in fretta che non capisco più se sia morbida o dura.
In ogni caso, visto che anche alcuni dei commnetatori mi dicono che in UK si pronuncia ghik, temo proprio di avere preso un abbaglio.

Credo che non ci sia bisogno di molte parole per propagandare questo appello. Le disgustose vicende dei tempi recenti hanno reso evidente, credo, per chiunque la necessità di una legge sul testamento biologico che preveda realmente la libertà di scelta del paziente, senza obbligarlo a soffrire senza dignità per seguire i dettami del Vaticano. Fate clic per firmare.

...se dopo due mesi di silenzio riprendo così, citando una vignetta. Ma volete mettere il piacere di far incazzare Gasparri?
utente anonimo in Trappola referendum
Vanamonde in La scomparsa dei fat...
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